Data di Nascita Google

In questi giorni in moltissimi mi avete segnalato che Google sta inviando notifiche continue sugli smartphone Android di mezzo mondo per inserire la vostra data di nascita, o almeno di chi possiede quell’account Google sincronizzato sul dispositivo. La data di nascita è richiesta in fase di registrazione di un account Google, ma a quanto pare in molti non la inseriscono.

La notifica si presenta come l’immagine in apertura articolo e viaggia di pari passo ai controlli sugli account e sui dati inseriti che Google fa periodicamente ed ora sembra il turno di completare il tutto con la nostra data di nascita. Una notifica a schermo ci intima di inserire giorno, mese ed anno di nascita del proprietario dell’account Google configurato sul dispositivo, e non si può aggirare.

Con il messaggio che recita in alto “Manca la tua data di nascita. Questa informazione è richiesta per legge.” senza però citare quale legge, questo sarebbe stato più opportuno. Infatti secondo i termini che potete leggere qui, ad esempio in Italia bisogna avere almeno 14 anni per poter gestire il proprio account Google e questa informazione è mancante su tantissimi account registrati.

Infatti se non si soddisfano i requisiti minimi di età è necessario creare e gestire un Account Google con Family Link con cui un genitore dovrà gestire l’account del proprio figlio così da controllarlo e autorizzare installazione di app, limitare l’uso del dispositivo e molto altro. Dunque Google sta raccogliendo le date di nascita di chi ha un account Google per verificare se rispetti i limiti imposti a norma di legge.

Maggiori informazioni su come aggiornare il proprio account Google per soddisfare i requisiti di età si possono trovare in questa pagina del supporto ufficiale. Dunque nessuna intromissione di Google nei dati personali, ma semplicemente adeguare ai limiti imposti dalle leggi nazionali sull’utilizzo di beni tecnologici che non possono essere utilizzati sotto una certa età.

prigione digitale2La scorsa settimana, ho letto una notizia inerente 39 postini inglesi che sono stati dichiarati innocenti dopo che un bug del software gestionale del servizio postale gli aveva rovinato la vita, facendoli passare per ladri e mandandoli anche in prigione. Caso simile a quello avvenuto negli Usa: un ragazzo indagato per i dati di Google Maps.

Due casi diversi nel concetto, ma simili alla base: la tecnologia non è infallibile. E fidarsi troppo della tecnologia può portare anche a rovinare la vita delle persone.

Un fatto questo che hanno sperimentato sulla loro pelle numerosi postini inglesi, accusati dal loro datore di lavoro "Post Office" di aver rubato soldi e per questo motivo incriminati. Una di loro, Janet Skinner, è stata mandata in prigione per nove mesi e allontanata dai figli per aver sottratto 59.000 sterline. Un altro, Harjinder Butoy, ha passato in prigione oltre tre anni e si è visto la vita rovinata: non è più riuscito a trovare un altro lavoro quando è stato scarcerato.

Non solo: un altro postino si è suicidato quando lo hanno accusato di aver sottratto 100.000 sterline mentre una ragazza, in dolce attesa, è stata accusata prima e poi imprigionata per giorni.

Dal 2000 al 2014 circa 736 postini sono stati condannati per aver sottratto soldi a Post Office: dalle loro postazioni di lavoro i conti non tornavano, mancavano incassi

Nessuno di loro però era colpevole: a far male i conti è stato un software gestionale realizzato dalla giapponese Fujitsu, un bug mai risolto. Per anni si è cercato di dimostrare che la colpa era del software, ma Post Office ha sempre detto che Horizon era affidabile e che i soldi erano stati effettivamente sottratti. Una situazione allucinante, anche perché per evitare l’accusa di furto molti impiegati hanno addirittura versato di tasca loro soldi che risultavano mancare dalle loro postazioni, con casi di famiglie rovinate e altre ridotte sul lastrico, che hanno ipotecato o venduto la casa.

cloudPC

Microsoft si appresta a rivoluzionare il mondo del desktop computing: tra qualche mese, probabile durante la conferenza Inspire dedicata ai suoi partner, il colosso di Redmond dovrebbe annunciare l’arrivo del servizio che permetterà di avere un computer Windows 10 con Office 365 nel cloud, un computer completo che richiederà solo un piccolo client con mouse, tastiera e monitor per accedere.

L’idea di Microsoft guarda avanti, e guarda anche a tutte quelle realtà aziendali che non vogliono più gestire un parco macchine che inevitabilmente invecchia, e ha bisogno di manutenzione: basterà una piccola scatolina, con un processore ARM super efficiente, per accedere tramite connettività di rete ad un computer vero, pienamente funzionante e senza alcuna limitazione. Che però sarà nel cloud, e non sulla scrivania.

Microsoft già oggi offre un servizio simile basato su Azure, Windows Virtual Desktop, ma al momento come ogni servizio cloud IT è basato su una politica di prezzo a consumo.

facebook fuckFacebook forza i client di terze parti "Swipe" e "Simple Social" ad andarsene dal Play Store

Il Google Play Store ospita diversi client Facebook di terze parti che consentono agli utenti di accedere alla piattaforma dei social media sui loro telefoni.
I client offrono un'interfaccia più veloce, leggera e progettata meglio rispetto alle app dell'azienda e, di conseguenza, hanno accumulato una vasta base di utenti nel corso degli anni. Ma Facebook sta ora reprimendo alcuni di questi client, ovvero Swipe e Simple Social, e costringendo i loro sviluppatori a rimuovere le app dal Play Store.

Secondo quanto riferito, gli avvocati di Facebook hanno inviato avvisi di cessazione e desistenza agli sviluppatori di Swipe e Simple Social chiedendo loro di rimuovere le app dal Play Store.
Lo sviluppatore di Swipe ha condiviso il seguente messaggio sul subreddit dell'app dopo aver ricevuto l'avviso dall'azienda:

È con il cuore molto pesante che finalmente è arrivato il giorno di salutare Swipe per Facebook. Oggi ho ricevuto una lettera di cessazione da alcuni avvocati che rappresentano Facebook Inc.

Anche i miei account sui social media su Facebook e Instagram sono stati permanentemente disabilitati (purtroppo mi hanno bloccato fuori da tonnellate di ricordi nel corso degli anni e dal contatto con molti parenti lontani). Credo che questo sia accaduto a numerosi altri sviluppatori e quindi il giorno delle app wrapper di Facebook è finalmente giunto al termine.

Per tutto questo, ho rimosso sia "Swipe per Facebook" che "Swipe Pro per Facebook" dal Google Play Store. L'app continuerà a funzionare per quelli di voi che ce l'hanno,
anche se non so ancora per quanto tempo.

usbkey

ll 31 marzo di ogni anno si celebra il World Backup Day per suggerire agli utenti l’uso di soluzioni che permettano di creare una copia di sicurezza dei dati.

Come tutti i dispositivi elettronici anche l’unità di storage (hard disk o SSD) del computer o dello smartphone non ha una durata infinita. Alcune volte basta un problema di alimentazione per “mandare in fumo” migliaia di documenti, foto e video.

Lo scopo principale di un backup è quello di avere un piano di ripristino nel caso in cui i dati primari diventino inaccessibili.

Esistono diversi scenari che potrebbero verificarsi in cui sarebbe utile avere un backup dei dati: se il telefono viene rubato e tutte le foto e i video vengono perse, se un disco rigido esterno si arresta in modo anomalo, eliminando i dati, se un virus compromette i dati finché non vengono rimosse le restrizioni, se accidentalmente qualcosa di importante viene eliminato dal computer o dal telefono. 

Da uno studio commissionato da Kingston Technology emerge che nel mondo, ogni minuto, 113 telefoni cellulari vengono persi o rubati, per un totale di 162 mila unità al giorno, e l’84% degli intervistati afferma di aver perso i propri dati almeno una volta nella vita. Solo il 18% dichiara di eseguire il backup almeno una volta al mese.

Per questo esiste la Giornata Mondiale del Backup, nata nel 2011 per sensibilizzare gli utenti circa l’importanza del backup.

Il consiglio è di avere sempre tre copie dei dati che si desidera tenere al sicuro: due nella memoria fisica (come un telefono, un computer, un’unità flash USB o un disco rigido) e una magari nel Cloud. Sulla pagina ufficiale del World Backup Day si può leggere la frase, che suona sia come monito che come impegno: “Giuro solennemente che il 31 marzo farò il backup dei miei documenti e ricordi preziosi”.

E voi fate i backup???